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Sentì la mano di
lui toccarle i lunghi capelli che le scendevano sulla schiena
e risalire su fino al collo la toccava in modo gentile delicato
quel gesto le corrompeva l'anima
stava accoccolando il suo volto verso la mano di lui, quando
all'improvviso Enrico la tirò a se' tirandole i capelli
e cosi immobilizzata le incrociò i polsi dietro la
schiena tenendoli stretti con
l'altra mano. Spinta per i capelli la fece inginocchiare
e le guidò la testa fino a terra. "Non muoverti!"
le ordino, mentre lasciava la presa Gabri era lì
con il respiro affannato, in quella posizione che la lasciava
a disposizione di chiunque, scoperta e pronta nella sua
intimità
sentiva che il suo corpo si era scaldato e la sua mente
sorpresa dalle circostanze imprevedibili e impossibili da
gestire, non viveva più dei suoi pensieri e aveva
trovato quel silenzio che le dava una sorte di pace lei
a quel silenzio che le veniva dal suo padrone si abbandonava
teneramente, ed era profondamente grata per quel dolce sonno
di morte che le proveniva dalla sua condizione di schiava!
Ascoltava i battiti del suo cuore nel buio e nel silenzio
della stanza quando le sue percezioni furono catturate da
un rumore di carta inconfondibile
Enrico stava scartando qualcosa era il suo regalo. Detestava
in quel momento essere bendata e soprattutto in quella posizione
inchinata con le mani dietro la schiena, tenuta
esclusivamente dalla volontà del suo padrone, senza
nessuna corda o altro che la vincolasse che non fosse lei
stessa! Gabri era la corda e la costrizione stessa!
Quel lavorio che svincolava il suo regalo dalla confezione,
l'inquietava, eppure il desiderio forte di fuggire e la
forza più grande di lei che la bloccava era un emozione
che di più non poteva nutrirla e appagarla. Si sentiva
imbarazzata, ma ancora ce la faceva a sopportare e a essere
eccitata da quella tempesta di emozioni contrastanti Senti
di nuovo i passi avvicinarsi a lei e capì che lui
le stava sedendo vicino , quasi per possederla. Enrico
non parlava, lei di lui sentiva solo il calore del suo corpo
che si irradiava fino alla sua pelle, e il respiro lento
e calmo. Non una parola, oltre a non vedere e a non potersi
muovere, neanche il conforto della sua voce. Tutto la stressava
e la eccitava al tempo stesso. A
ogni battito del suo cuore sperava che quella tensione si
spezzasse o trovasse sfogo
uno sfogo qualunque la sua guancia era a terra con il volto
appoggiato su un lato, la sua bocca era socchiusa un tocco
freddo arrivò a toccarle le labbra; duro, smussato
e levigato
un oggetto prese a sfiorarle le labbra ma a ogni secondo
diventava più invadente
dapprima lei fece resistenza poi comincio a desiderarlo,
le ricordava quanto amava nutrirsi del piacere rigonfio
del suo padrone. La lingua per sentirne la forza, cominciò
a fare opposizione all'oggetto e a perlustralo, mentre la
bocca si apriva per potersene riempire
il freddo si era sciolto al caldo dell'alito e della saliva
..e ora un languido e nuovo piacere cominciava ad irrorarle
il corpo l'oggetto non era più un corpo estraneo
ma la volontà del suo padrone tutt'uno con i suoi
desideri e mentre cominciava a risucchiarlo dentro di lei
e a trarne soddisfazione, se lo senti portare via senza
preavviso ...restò con la bocca aperta tesa
verso la sua tentazione. Di nuovo buio e silenzio ma capiva
che questa condizione le permetteva di assaporare tutte
le sue emozioni con una intensità che la portava
ai limiti della più sana follia. Non sapere dove
la volontà del suo padrone avrebbe colpito e se avrebbe
colpito era uno struggente supplizio che gli scuoteva i
sensi come un lenzuolo steso
sotto un dirompente temporale estivo! Una forte pressione
sul collo
da li riprese a muoversi, meno freddo di prima il suo regalo,
con decisione
e dovizia le scendeva in basso lungo la colonna vertebrale,
fino al coccige
dove si fermò qualche secondo Gabri aveva la prova
che quella era una mente che giocava e piegava la sua, prima
che essere un corpo che ne costringeva un altro, senza poi
usare
nessuno sforzo fisico.
Di nuovo quella superficie liscia giunse al suo collo, al
suo viso alle sue orecchie, la prevaricava ovunque si poggiasse
e poi velocemente ancora giù ..senti la mano di Enrico
agguantarle una natica e incurante del suo pudore, divaricargliela
bene per portare alla vista tutta la sua fragilità,
un brivido le annebbio la mente con una lucidità
senza pari!
Gabri navigava nell'impero dei suoi sensi, che trasformavano
in godimento
estremo , qualsiasi tipo si sensazione, emozione, percezione,
sentimento e
pensiero tutto veniva perversamente sublimato in una culla
di piacere che annebbiava
ogni ragione, logica e razionalità, trasformandola
in un totale atto e
istinto primitivo. E più il sommo piacere non le
veniva concesso e più in quell'attesa
riconosceva la resa ad Enrico, l'appartenenza completa a
lui. Il robusto e ormai caldo arnese prese a scivolarle
in mezzo alle natiche , appena sfiorando i suoi punti più
sensibili, ma senza mai concederle la pace era un continuo
scoprire e arrendere la sua volontà, il suo desiderio,
il
suo istinto animale! Scoprirsi e arrendersi e in questo
mostrarsi e donarsi
in quel momento sapeva di essere cosi resa all'esistenza
che poteva anche
morire neanche la sua vita le apparteneva più! Il
respiro le si soffocò in gola, quando finalmente
sentì la voragine della sua voglia riempirsi del
robusto contatto
come quasi sospesa nel tempo e nello spazio, ascoltava quei
movimenti che la
perlustravano quando un nuovo respiro giunse a rianimarla
sentì una brezza rinfrescarle
quel corpo che ora percepiva essere diventato bollente.
L'impudenza di tanta
foga girarsi tra le sue viscere la sorprendeva in sobbalzi
tesi che le spalancavano gli occhi e la bocca tremante,
facendole emettere un gemito che prolungava il suo canto
di femmina estasiata. Mai così aveva potuto vivere
il suo ventre, fecondo di estasi, che vibrava per partorire
la magia di cui il suo padrone si nutriva.
Sentiva il suo piacere domato e guidato, ritmato e battuto,
controllato, distillato, negato e profuso e il tempo che
le veniva imposto era ciò per cui lei sapeva profondamente
di
poter vivere solo come schiava viva e pulsante, poichè
posseduta e manipolata. Il sangue maturava i suoi tessuti
come l'estate le frutta acerbe; il fuoco avvampava e il
suo
nettare, che le veniva rubato sapientemente, rendeva il
suo stretto passaggio una profonda gola di desiderio e passione.
Sentiva i suoi seni gonfiarsi come a voler esplodere. Che
il piacere si esibisse suo malgrado, oltre la volontà,
solo perché senza vergogna
rispondeva ai colpi di chi lo reclamava la faceva impazzire
.Senti improvvisamente il respiro e tutta la sua anima essere
risucchiati nella profondità , presi dal turbine
vorticoso della sua
libidine il respiro si sospese la schiena cominciò
ad inarcarsi schiacciando
potentemente il petto al suolo quando "No, ancora no!"
le urtarono addosso come una roccia fredda e dura le parole
di Enrico. In meno di un attimo tutto le venne tolto
mentre ancora faceva fatica a riprendere coscienza della
terra. Ora le mani di lui presero a carezzarle delicatamente
le natiche, e massaggiandole la schiena la guidò
a sdraiarsi a terra. Le prese i polsi rimasti nella morsa
in cui li aveva lasciati, la fece girare, le alzo le
braccia lentamente e con attenzione le porto dietro la testa
fino a
poggiarle sul pavimento, dove le incrociò e strinse
di nuovo! Ancora immobilizzata Gabri, non osava parlare
non era imbavagliata ma le sue parole non avevano nessun
ragione di esistere in quel contesto! Bendata comprendeva
bene che tutto il corpo era sotto gli occhi di Enrico
una mano consolante arrivò a carezzarle il viso e
gli occhi da sopra la benda. Sentì il volto di lui
avvicinarsi al suo e baciarle le labbra all'orecchio le
arrivò un sussurro "hai sofferto abbastanza"
. E quelle labbra cominciarono a scendere sul collo e piccoli
baci si dirigevano verso il suo basso, "Offriti!"
le disse, mentre le sue gambe venivano aperte! Gabri sapeva
che avrebbe potuto ormai dimenticarsi di ogni cosa. Serena,
rilassata beataora tutto l'universo esisteva solo per lei.
Non si sarebbe mai abituata a quel caldo acuto e umido che,
come una scossa,
arrivava a farla tremare scavata da un contatto dolce e
rovente che le penetrava sù fino al cervello Dapprima
una punta morbida, sinuosa, la lingua di lui la carezzava
e la
svelava nel centro della sua intimità più
nascosta, dove erano riposte le chiavi della sua goduria
più alta poi ancora teneramente spinta e risucchiata,
si sentiva lambita da un
calore che le faceva avvampare ogni sua più recondita
fantasia un bruciore giungeva quasi a strapparle le viscere
sotto i colpi di quella lingua assetata e lussuriosa.Era
una caldaia rovente che le ardeva tra le cosce e a raggio
la vibrazione si impossessava ,di ogni suo muscolo
in tanta coscienza tutto il mondo esterno si dileguava in
niente, solo il respiro ora convulso le scuoteva le membra
e la pietrificava in una massa di sasso traverso i ui nervi
scorrevano rapide di fluidi di eccitazione! I fiumi impetuosi
del suo piacere si dirigevano veloci verso quell'unica fessura,
pronta a colare in una violenta cascata di miele. Vuota
come una
caverna, d'un colpo senti spalancarsi la sua porta come
a inghiottire ogni
cosa dentro di lei, allora pronte le dita di Enrico si incunearono
a riempirla. Tutto lei si contraeva in un punto indecifrabile
dietro il suo utero e in ogni cellula un vortice continuava
a risucchiare avido ogni percezione migliaia di buchi neri
sprofondati in un silenzio frastornante implosero e un artificio
di migliaia di soli illuminò la sua anima con un
chiarore che le corrompeva il cuore e le scioglieva le membra
in palpiti irruenti. Quella bocca su di lei le
strappava ogni segreto e le dita di colui che la possedeva
si allargavano e
spingevano per poter cogliere ogni battito. Mentre la sua
schiena ancora seguiva quelle onde che la inarcavano, il
corpo maschio si mosse potentemente tra le sue gambe a farle
sentire tutta la brama della padronanza. Ora era un anima
che si compenetrava alla sua, facendola
rantolare di sensazioni fisiche quasi insopportabili per
la loro indescrivibile estremità
Fino alle reni, colpi profondi, lenti e decisi la ricolmavano
e completavano e amplificavano le maree di una luna ormai
piena e brillante un solo corpo un solo respiro una percussione
sempre più suadentemente aggressiva la fece assistere
a migliaia di albe in un tempo inesistente Due bocche una
bocca un unico suono si univa nelle celebrazione di ciò
che ora ognuno strappava all'altro, dove il padrone si perdeva
nella schiava e i ruoli volarono in unico cielo di azzurri
intensi dove le nuvole carezzavano la loro pelle e venti
tiepidi rilassavano i loro corpi in un pace così
appagante, che li lasciò esanimi e abbandonati fino
a quando il sonno giunse curioso a prendersi cura di loro
li avvolse li rapì, li cullò, ma non seppe
mai cosa li aveva resi così divini.
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