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La bella signora cinquantenne
ha cominciato a guardarmi da quando sono entrato. Non fatevi
un’idea sbagliata. Non sono bellissimo e non ho neanche
un fisico scolpito da ore e ore di esercizi in palestra.
A me piace godermi la vita senza troppi affanni. Non amo
i sacrifici inutili. Sono refrattario alle rinunce. Non
mi piace l’idea di dovermi sottoporre a sforzi fisici
che non abbiano come loro unico e solo scopo il piacere
o a diete estenuanti. Mi piace mangiare bene, mi piace bere,
mi piace fare sesso, mi piace leggere, mi piace viaggiare,
mi piace camminare, mi piace incontrare e conoscere persone.
In un club privè queste cose contano. Forse più
che altrove. Chi frequenta abitualmente un privè
sa che lì non ci si giudica solo per l’aspetto
fisico. Certo, è importante che chi ci va dimostri
di avere a cuore la propria immagine, la propria estetica,
il proprio modo di apparire e di presentarsi, la propria…...igiene
personale, ma lì non conta solo questo. La seduzione
in un privè corre lungo altri binari, diversi da
quelli consueti. Chi frequenta un privè, singoli
o coppie che siano, ci va per curiosità, per divertirsi,
per rilassarsi, per trascorrere qualche ora in un modo diverso
ed insolito. Quello che si va a cercare e che ci si aspetta
di trovare sono persone disposte a piacersi e a piacere
senza alcun impegno. Ci si possono trovare coppie e singoli
delle età più diverse e dai gusti e dai costumi
sessuali più strani. Ma la nota dominante e comune
è la signorilità. Dell’aspetto, ma anche
del comportamento. In un privè nessuno ti costringe
a far nulla se non vuoi. Non vai lì con la precisa
intenzione di scopare. Vai lì perché sai che
potrebbe crearsi l’occasione o la situazione giusta
per passare qualche ora “piacevole” in compagnia
di persone piacevoli. Ma non è detto che ciò
significhi sempre che riuscirai a scopare con qualcuno.
E’ capitato anche che serate cominciate sul divanetto
a chiacchierare amabilmente e a scherzare siano poi finite
lì senza che nessuno se ne dolesse. Quando conosci
persone dalla vita e dalla personalità interessanti
il tempo passa e tu quasi non te ne accorgi.
Tra i sensi quello che sicuramente è più stimolato
è la vista. Un privè è innanzitutto
un continuo gioco di sguardi. Prima ancora che ci si presenti
e ci si conosca sono gli occhi a condurre il gioco. Sono
loro a farla da padrone. Con gli occhi ci si misura, ci
si cerca, ci si “tocca”, ci si spoglia. Non
esistono ruoli predefiniti. In un privè la donna
non è solo preda ma anche cacciatrice. Esattamente
come gli uomini. Non meno degli uomini. Ad attirare uno
sguardo, ad accendere una fantasia basta un piccolo particolare,
anche lo spacco di una gonna passato inosservato.
La mia bella signora era lì con suo marito ed una
coppia di amici. Parlava con loro ed ogni tanto mi lanciava
occhiate molto eloquenti. Si voltava dalla mia parte e vedendo
i suoi sguardi ricambiati, mi sorrideva, si toccava e si
aggiustava i lunghi capelli neri. Era vestita molto bene.
Una gonna nera che le arrivava all’altezza del ginocchio,
una giacca dello stesso colore ed una camicetta bianca che
in trasparenza mostrava un reggiseno di pizzo che, a sua
volta, lasciava intravedere due magnifiche tette! Una quarta
magnifica! Ho scoperto poi.
Ho sempre avuto un debole per le donne mature… e per
le tette. Scopare con una donna esperta, che sa come muoversi
e dove condurti, che intuisce i tuoi desideri prima ancora
che tu li possa formulare, con una donna che ha già
tante scopate alle spalle ma ha ancora voglia di sentirsi
riempire, penetrare, inondare da un cazzo giovane e pulsante,
di venire per il piacere, è il massimo che un uomo
possa desiderare.
Ho perso la verginità a 16 anni proprio con una donna
così, molto più grande di me. Era la moglie
del nostro medico di famiglia, nonché un’amica
di mia madre. Per via di una comune passione per le carte
francesi con i due ci si frequentava molto. Qualche volta
eravamo noi a far visita a loro, qualche altra volta erano
loro nostri ospiti. L’estate poi si andava sempre
in vacanza insieme. Ricordo che da ragazzino passavo più
ore sotto i tavoli che fuori per vederle le gambe e quando
lei si accorse della cosa invece di mostrarsene infastidita,
come mi aspettavo, cominciò a stare al gioco, tanto
che, non appena mi vedeva prendere posizione con le scuse
più assurde, allargava le gambe fino a farmi vedere
le mutande ed io andavo letteralmente in estasi. Chiudevo
gli occhi ed affondavo la testa lì fra le sue cosce.
Lei le richiudeva ed io sentivo il suo calore sulle guance
e l’odore forte della sua fica bagnata a pochi centimetri
dal mio naso. Ricordo che quando andava in bagno correvo
nel retro di casa mia per spiarla. Dal mio punto di osservazione
potevo vedere senza essere visto ma lei ovviamente sapeva
che ero lì. Mi tradiva il respiro che non riuscivo
a controllare per l’emozione. Tremavo. Eccitato dal
vederla seduta con il suo giunonico culo sul water, vedere
la sua fica pelosissima quando si rialzava, si asciugava
dolcemente e lentamente con la carta igienica, si infilava
le mutande con i peli che le restavano fuori, tanti ne erano,
mi masturbavo ansimando così tanto che lei non poteva
non sentirmi. E che lei sapesse che io ero lì me
lo confermava il fatto che ogni volta che andava in bagno
scostava le tendine, che d’estate teneva sempre la
finestra aperta, che prima di uscire si tirava su la maglia
o si sbottonava la camicetta, che già faceva fatica
a tenere chiusa data la prosperosità delle sue tette,
per aggiustarsi il reggiseno. Aveva anche lei due tette
magnifiche! Con capezzoli duri, grandi e rossi come chicchi
di melograno!
Ho sempre avuto una passione per le tette. La prima cosa
che ho desiderato fare l’altra sera con la mia bella
signora cinquantenne, impiegata alle poste, mamma di due
figlie e moglie di un dirigente delle ferrovie, è
stato palparle e baciarle energicamente le tette. Continuava
a guardarmi ed io ricambiavo. Ad un certo punto, data l’insistenza
e l’intensità di quegli sguardi, con il cazzo
già duro, mi sono avvicinato, mi sono presentato
con il più elegante dei baciamano e quando, chinandomi,
mi sono accorto che la gonna sul fianco aveva uno spacco
lungo abbastanza da farmi notare che la donna indossava
un paio di calze autoreggenti, sono capitolato. Mi sono
avvicinato al suo orecchio e senza un briciolo di pudore
le ho sussurrato che morivo dalla voglia di metterglielo
tra le tette. Non ero in me. Avevo già bevuto qualcosa,
certo, ma ad ubriacarmi non erano stati i due cocktail che
avevo trangugiato, ma quegli sguardi e tutto ciò
che in essi intravedevo di lascivo. Senza aspettare che
glielo dicessi una seconda volta, accortasi, non senza un
certo compiacimento, dell’erezione violenta che da
un po’ mi gonfiava i pantaloni, mi ha preso sottobraccio
e, dopo aver annunciato agli altri che il bel giovane che
le si era così galantemente presentato desiderava
fare due chiacchiere con “la Signora” davanti
ad un buon bicchiere di Martini, ci siamo allontanati. Mentre
la sentivo parlare, di lei, della sua vita, delle sue abitudini,
del suo lavoro, della gente “strana” che vede
ogni giorno, continuavo a guardarle le labbra. Volevo con
tutto me stesso che lo prendesse in bocca subito, che me
lo succhiasse, che lo ingoiasse tutto. Volevo vedere la
mia sborra scivolarle veloce da quelle stesse labbra fino
alla fenditura delle tette. Al bancone del bar ci siamo
fermati giusto il tempo necessario affinché entrambi
perdessimo quel po’ di senno che ancora ci era rimasto.
Quando lei mi ha detto che era particolarmente brava a fare
pompini, l’ ho convinta a seguirmi in una delle camerette
riservate.
Ho avuto appena il tempo di chiudere la porta a chiave che
la mia bella, con addosso solo il reggiseno, aveva già
il mio cazzo in bocca. Inizialmente ha cominciato a leccarlo
e a succhiarlo con una avidità impressionante. Poi,
all’improvviso, ha rallentato il ritmo. Se lo faceva
scorrere in bocca molto lentamente facendomi sentire lo
sfregamento, l’aderenza, delle sue labbra sulla pelle
nodosa, accompagnando il tutto con un risucchio ininterrotto.
Scendeva e risaliva. Ed ad ogni risalita, lo tirava fuori
per qualche secondo, alzava lo sguardo verso di me, e sempre
continuando a menarlo con la mano, mi parlava in modo suadente,
cosa questa che mi eccitava ancora di più. Poi se
lo rituffava in bocca. Vedere la sua bocca aprirsi e chiudersi
sul mio cazzo come un ano famelico, sentire con quanta forza
e dolcezza insieme se lo tirava in gola, ha fatto nascere
in me il desiderio di metterglielo nel culo. Un desiderio
irrefrenabile. Allungate due dita dietro la sua schiena
le ho slacciato il reggiseno. Poi ci siamo baciati. A lungo.
Uno dei baci più lunghi che io abbia mai dato. La
sua bocca, la sua lingua odoravano di me. Sentivo il suo
corpo caldo schiacciato contro il mio. Fremeva. Moriva dalla
voglia di aprirsi, di accogliere dentro di sè il
mio cazzo. Aveva la fica bagnatissima. <<Sono già
arrivata due volte>>, mi ha sussurrato con voce roca
e calda alle orecchie. Allora mi sono accovacciato ai suoi
piedi, le ho divaricato le gambe e ho affondato la mia faccia
in quel cremoso mare di piacere. Poi con entrambe le mani
ho cominciato a tastarle il culo, a stringerlo, a schiaffeggiarlo.
A mani aperte le aprivo e chiudevo le natiche. Ed ogni volta
avvertivo le contrazioni sempre più frequenti dello
sfintere. Sembravano grida silenziose. <<Sfondale
il culo!, sfondale il culo! Cosa aspetti?>>, mi urlavano.
In me il desiderio cresceva ma di pari passo vedevo crescere
la sua perplessità. Non era convinta. Era una cosa
che aveva visto fare mille volte nei film porno. Ma lei,
nonostante le richieste insistenti di suo marito e dei suoi
amanti occasionali, non aveva mai voluto prestare se stessa
a quell’esperienza: <<Temo che non mia dia piacere,
ma solo dolore>>, mi ha detto più volte. Non
so cosa alla fine l’abbia convinta a dare a me ciò
che aveva sempre rifiutato agli altri. Fatto sta che è
salita sul letto e si è messa alla pecorina. Io ho
cominciato a baciarle le natiche. Poi le ho frugato l’ano
con la lingua e l’ ho inumidito di saliva prima di
allargarlo con le dita. Prima uno, poi due, poi tre. Infine,
dopo averla preparata ben bene, l’ ho penetrata in
uno stato di indicibile ebbrezza. Non ero più un
uomo ma un satiro! Ho cominciato a pomparle il culo come
un ossesso, con decisione, con colpi di una tale forza che
la sentivo gridare e gemere sotto di me. Quando le sono
arrivato nel culo, inondandola con una colata di sperma
caldo, la mia bella signora aveva il buco grande e arrossato
come la parte interna di un fico maturo!!! Le sue urla di
piacere, i suoi violenti gemiti credo si siano sentiti fino
al piano di sotto. E’ rimasta in quella posizione
non so per quanti minuti con le gambe divaricate e lo sfintere
contratto. Poi si è avventata di nuovo sul mio cazzo
ammosciato e se l’ è rimesso in bocca perchè
voleva che la penetrassi di nuovo. Io ero talmente eccitato,
infoiato, che non mi è stato difficile accontentarla.
Il cazzo nella sua bocca mi è tornato duro in pochi
minuti. Allora mi sono sdraiato sulla schiena, lei è
salita su di me e, dopo essersi sistemata l’arnese
nel culo per tutta la sua lunghezza, ha cominciato a muovere
il bacino e a spingere con i fianchi avanti e indietro,
su e giù fino a che non ha sentito il mio sperma
inondarla di nuovo. A quel punto, madidi entrambi di sudore,
è scivolata al mio fianco e come in preda ad un raptus
di gioia e di gratitudine ha preso a baciarmi e a mordicchiarmi
dappertutto. Un magnifico 69 ha chiuso la nostra partita
di piacere. Sono tornato a casa che ormai albeggiava.
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