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Cazzo
in bocca
Per
tutta la settimana Carla e Paolo si scambiarono occhiate
complici e
furtive. Quando i loro occhi
si incontravano rivivevano in un attimo le sensazioni
che avevano provato e
Paolo faticava a
nascondere l'erezione che questo ricordo gli provocava.
Anche Carla al
pensiero si eccitava e,
spesso, alla sera nel suo letto si masturbava freneticamente
mentre aveva
davanti agli occhi
l'immagine di suo fratello nudo legato sul divano mentre
lei con il calcagno
gli pestava le palle.
Sentire le palle del fratello sotto il calcagno era qualcosa
di più di un
desiderio, era
. quasi una
necessità fisica. Per Paolo il pensiero di sua
sorella che aveva preso in
bocca il suo pene per pulirlo
dallo sperma era qualcosa che gli stravolgeva la mente
ed il cuore. La calda
sensazione che aveva
provato all'interno della sua bocca amplificata ancor
di più quando poi
Carla glielo succhiò
dolcemente facendolo penetrare di più nella propria
bocca gli dava un
costante desiderio di venire
nella sua bocca. Spesso Paolo, dopo aver guardato Carla
negli occhi, andava
in bagno a masturbarsi.
Carla si era accorta della cosa e cercava l'occasione
in cui fossero stati
in casa da soli per portare
avanti un piano che man mano prendeva corpo nella sua
mente.
Il giovedì pomeriggio, appena tornati da scuola,
Paolo era salito in camera
sua a studiare, mentre
Carla era rimasta in cucina ad aiutare la madre. Ad un
certo punto la madre
disse che sarebbe uscita
di lì a poco per sbrigare alcune faccende e Carla,
con la scusa di prendere
in prestito l'atlante
geografico di Paolo, salì in camera del fratello.
Entrata nella stanza si
diresse alla scrivania di Paolo
e gli si mise proprio davanti. Paolo alzò gli occhi
da libro su cui stava
studiando e guardò la sorella
in viso. I loro sguardi si incrociarono rivelando in ciascuno
di loro un
tumulto di emozioni che li
stava letteralmente sopraffacendo. Carla, nel chiedergli
l'atlante si
appoggiò allo spigolo della
scrivania con il pube e ci si dondolò sopra. Il
vestito pigiato contro il
suo inguine dallo spigolo della
scrivania ne delineava i contorni richiamando alla mente
di Paolo le
immagini di quella notte in
camera di sua sorella.
Paolo, dopo aver dato l'atlante a Carla, eccitatissimo
andò in bagno per
masturbarsi. Carla, discesa
al piano di sotto ed accertatasi che sua madre era nel
frattempo uscita,
ritornò al piano di sopra in
punta di pedi e si accostò alla porta del bagno.
Come al solito la porta
non era chiusa a chiave ( a
casa loro si usava semplicemente accostarla) e Carla entrò
furtivamente.
Appena entrata vide suo
fratello con i pantaloni abbassati che si stava masturbando.
Paolo non si
accorse subito della sua
presenza anche perché era con le spalle alla porta
e Carla non si era
avvicinata più di tanto. Carla
per godersi meglio lo spettacolo, che in effetti non le
dispiaceva,
lentamente si spostò di lato, ma,
così facendo, Paolo si accorse della sua presenza.
"Cosa fai qui?" Chiese alla sorella, mentre
un'ondata di rossore gli
imporporava il viso.
"Volevo solo parlarti di una cosa, ma mi sono fermata
perché mi piaceva
guardarti." Rispose Carla
con un sorriso malizioso ed aggiunse "dai continua".
"no, c'è mamma in casa e poi
. mi vergogno".
Rispose prontamente Paolo
accennando a tirarsi su
i pantaloni.
Carla gli si avvicinò e disse : "aspetta,
mamma è uscita, lasciami vedere
bene
. L'atra sera io ti ho
lasciato vedere bene
. ".
Paolo si fermò e Carla andò a sedersi sul
bordo della vasca da bagno, con il
viso a meno do mezzo
metro dal pene eretto di suo fratello. Paolo sentiva quasi
al tatto lo
sguardo di sua sorella e bruciava
dal desiderio che lei lo toccasse. Ma Carla invece disse
"ti è piaciuto
l'altra sera quando te l'ho
preso in bocca?".
"S-sì, moltissimo"
"Ti piacerebbe se te lo pigliassi ancora in bocca?".
"Sì, davvero lo faresti?"
"Può darsi, potrei anche fare di più
.."
"Cosa?"
"Be' potrei provare a vedere se funziona
usando
la bocca anziché le mani.
Ti piacerebbe?"
"Ohhh sì, davvero lo faresti?"
"Sì, ma tu
.cosa sei disposto a fare
qualcosa per me in cambio?"
"Penso di sì, cosa vuoi che faccia?"
Rispose Paolo, sentendosi disposto a
qualunque cosa pur di
ottenere ciò che le aveva appena promesso Carla.
"Uhmmm
. Sai cosa potresti fare? Potresti farmi
vedere quanto realmente
desideri che io te lo
prenda in bocca"
"Ohh
. ma io lo desidero moltissimo"
"Sì, lo so che lo desideri, ma vorrei sapere
se lo desideri solo a parole o
se sei disposto a sopportare
qualche piccolo dolore"
"cosa intendi?" Chiese Paolo temendo che la
prova che gli stava per chiedere
sua sorella fosse
troppo dolorosa.
"Ecco, stasera dopo cena quando mamma e papà
andranno in soggiorno a
guardare la TV, noi
reteremo seduti a tavola in cucina a studiare. Staremo
seduti uno di
fronte all'altro, come ogni
tanto ci capita, e tu
.. tu tirerai fuori le palle,
ti sporgerai in avanti
sulla sedia, in modo che le palle
sporgano in fuori dal bordo della sedia. Io te le schiaccerò
un po'. Tu
potrai farmi smettere quando
vorrai. Ma, se mi fai smettere troppo presto, io
non te lo prenderò in
bocca. Ti va di farlo?"
"Sì, certo". Rispose prontamente Paolo.
"Uhmmm bene, ma me lo devi chiedere"
"Cosa intendi dire?"
"Intendo dire che mi devi chiedere per favore di
schiacciarti le palle
stasera. Adesso devi
chiedermelo" Gli disse Carla e per rendere la cosa
più allettante afferrò
con la sua mano destra il
pene di Paolo che era rimasto eretto ed era ad un passo
dall'eiaculare.
"Ohh sì, Carla per favore stasera mi schiacci
le palle?"
"Davvero lo vuoi?"
"Sì"
"fino a farti male?"
"Sì"
"E
vuoi che ti faccia male anche adesso?"
"Sì"
"Chiedimelo allora, e, se vuoi che continui a giocare
con te, non obbligarmi
a suggerirti ogni volta
ciò che mi devi chiedere. Hai capito?"
"Sì, per favore Carla schiacciami le palle
e fammi male, adesso."
Carla con un lampo di gioia negli occhi, gli afferrò
il sacco scrotale e lo
strinse con veemenza.
Paolo, in preda al dolore, mostrò il bianco degli
occhi, lancio un grido
acuto, si piegò in due e cadde
sulle ginocchia. Carla disse:"Uhmmm per adesso basta
così, altrimenti
stasera non ci divertiamo
più. Questo vale anche per la
. Prova di
funzionamento che stavi facendo."
Detto ciò Carla uscì dal bagno seguita,
poco dopo da suo fratello, giusto in
tempo prima che
rientrasse in casa la loro madre.
Il resto del pomeriggio si svolse, per entrambi, con una
lentezza
esasperante. Ciascuno di loro
andava con la fantasia ai due momenti diversi della serata
che stavano
atendendo con ansia.
Durante la cena, a tavola si scambiarono occhiate molto
significative. Il
gioco cominciava a piacere
anche a Paolo che, a un certo punto, con ancora i genitori
a tavola, mise
una mano sotto il tavolo ed
abbassò la lampo dei pantaloni. Il gesto non sfuggì
a Carla che guardò
intensamente negli occhi suo
fratello e capì che anche lui voleva accelerare
i tempi. Infatti Paolo aveva
estratto i coglioni dai
pantaloni. Ora le sue palle poggiavano sul sedile della
sedia, ma gli
sarebbe stato sufficiente tirare
indietro il bacino per far si che le stesse, aiutate dall'elastico
degli
slip che aveva forzato verso il
basso, rientrassero nei pantaloni. I genitori, intenti
a mangiare ed a
parlare dei fatti loro, non si
accorsero di nulla. Anche la posizione scomposta di Paolo,
che ora era
evidentemente quasi sdraiato
sulla sedia, non aveva destato l'attenzione dei due. Spesso
sia Paolo che
Carla sedevano scomposti
a tavola ed i loro genitori si erano ormai stufati di
riprenderli.
Paolo, portando in avanti il bacino, portò le proprie
palle sul bordo della
sedia. Carla, invece si era
sfilata la scarpa destra ed allungando il piede aveva
artigliato le palle di
suo fratello forzandole a
scendere oltre lo spigolo della sedia. A questo punto,
flettendo il piede
verso il basso, Carla sentiva
sotto il suo piede le palle che venivano schiacciate contro
il bordo della
sedia. Mentre faceva questo
movimento guardava fisso a suo fratello cercando di cogliere
i segni della
sofferenza sul suo volto.
Sapeva che gli stava fecendo più male di quanto
Paolo avrebbe sopportato
volontariamente e questo
le dava un senso di eccitazione, ma quello che le faceva
perdere la testa
era il pensiero di quando
l'aveva legato nudo sul divano a gambe spalancate e gli
aveva pestato
selvaggiamente le palle
usando anche il tallone. Questo pensiero la pervase al
punto che perse il
controllo e diede un colpo
forte alle palle di Paolo.
"ahhchh" gemette Paolo. La madre lo guardò
e chiese: "Paolo, che succede?".
Paolo balbettò, diventando rosso:"uhmmm nulla,
mangiando mi sono morso la
lingua".
Il resto della cena proseguì senza incidenti ed
i loro genitori, com
previsto si alzarono per andare a
guardare la TV in sala.
Appena rimasti soli, Carla sferrò un colpo forte
alle palle, un colpo così
forte che spostò la sedia.
Paolo rimase quasi impietrito dal dolore. Gli sembrò
che tutti i suoi nervi
fossero divenuti di
fragilissimo e dolorante vetro e che dal centro di quel
dolore che era nelle
sue palle lentamente e
progressivamente si spezzassero. Boccheggiò e fu
lì lì per vomitare. Con il
proseguire del dolore
temette per un attimo di svenire. Carla gli bisbigliò:"tutto
bene? Vuoi
smettere?"
"n-no" riuscì solo a dire Paolo. Carla,
allora, con molta circospezione
riappoggiò i piedi sulle palle
e si accorse che, dall'espressione di Paolo, il livello
di sofferenza doveva
essere molto elevato.
Questo aumentò ancora di più la sua eccitazione
e dovette iniziare a
toccarsi. Mentre si masturbava
disse a Paolo:"allora vuoi che continui?". Paolo,
ormai istruito dalla
lezione della sera precedente
gli rispose: sottovoce:" sì, ti prego dammi
ancora un calcio forte sulle
palle".Carla, sentendo la
richiesta di suo fratello, essendo vicina a raggiungere
l'orgasmo evedendo
la sofferenza sul viso di
Polo, vibrò un colpo fortissimo. Fu un attimo,
Carla sentì chiaramente sotto
il suo piede i testicoli
che erano stati sul punto di scoppiare. Paolo impallidì
e con un fievole
gemito si accasciò sulla
sedia.
In un attimo Carla realizzò che il fratello era
svenuto dal dolore. Carla
reagì immediatamente al
desiderio di ultimare ciò che stava facendo con
la mano destra, anche se il
desiderio di venire era
fortissimo. Si alzò da tavola senza far rumore,
controllò che i genitori
fossero in sala e si accostò a
suo fratello per ricomporlo. Con attenzione gli prese
le palle, le rimise
con delicatezza, nei pantaloni
e gli chiuse la lampo.
Restò accanto a lui sino a che rinvenne, poi lo
aiutò ad alzarsi e, dopo
essersi accertata che era in
grado di acmminare senza dare troppo nell'occhio gli disse:
"io vado di
sopra in camera mia. Ti
raggiungerò io in camera tua quando papà
e mamma saranno andati a letto.
Paolo si affacciò appena alla porta della sala
e disse :"notte pà, notte
ma'". Dopodiché salì
lentamente le scale e, giunto in camera sua si spogliò
ed attese di ricevere
il meritato premio.
Dpo circa un'ora la porta della sua stanza si aprì
lentamente ed entrò
Carla. Nonostante le aplle
ancora doloranti, Paolo ebbe subito un'erezione. Carla
si avvicinò al letto
di Paolo, scostò le
coperte, si inginocchiò al lato del letto, estrasse
dai pantaloni del
pigiama il cazzo duro di suo
fratello e lo accolse dolcemente nella sua bocca. Paolo,
dapprima chiuse gli
occhi per il grande
paicere di quella sensazione, poi, quasi estasiato guardò
nella penombra il
viso di sua sorella mentre
lei faceva entrare e uscire dalla sua bocca il suo cazzo.
Paolo appoggiò le mani sulla nuca di sua sorella
e restò così, sino a quando
con un fiotto infinito di
sperma riempì la bocca di sua sorella.
Carla deglutì, prese la mano di suo fratello e
se la portò in mezzo alle
gambe. Paolo fu
piacevolmente sorpreso di sentire che non portava gli
slippini ed iniziò ad
accarezzarla come lei gli
aveva insegnato. Per tutto il tempo che Paolo la accarezzò,
sino a che lei
no venne, Carla restò lì,
con il viso appoggiato alla pancia di Paolo e con il suo
cazzo in bocca.
Paolo soddisfatto e gratificato dalla prestazione di Carla
pensò che non era
poi male farsi pestare le
palle dalla sorella.
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