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FERRAGOSTO
<<Credo
di aver passato il Ferragosto più asciutto della
mia vita!>>
<<Beh! Asciutto!? Diciamo bagnato di sudore>>Elena
era mora, capelli neri pece, lisci, a caschetto, con una
frangetta fastidiosa sugli occhi che le dava un'aria ipocrita
da brava figlia di papà.
<<Per una ventina di minuti è vero>>,
dissi scendendo dalla macchina con gesto automatico e
sguardo rivolto a lei <<grazie mille per il passaggio>>.
Devo aver dato l'impressione di essere cotto di lei, perchè
dopo aver preso la borsa ai miei piedi, la chitarra sul
sedile posteriore e aver chiuso lo sportello, nel girarmi
ho urtato contro un motorino posteggiato che per poco
non facevo cadere.
<<Di niente...figurati>>, mi rispose con un
mezzo sorriso e con l'aria di chi ancora deve dirti qualcosa...forse
<<STAI ATTENTO AL MOTORINO!>>, o magari <<Che
fai stasera?>>. Sta di fatto che non disse niente
e premette sull'acceleratore.
Mi guardai attorno dopo che la macchina svoltò
l'angolo...avevo l'aria stanca di chi torna dalle vacanze
ed ha voglia di una sola cosa...una calda e rilassante
doccia di un'ora circa! Entrai nel portone, salii le scale
e notai due nuove piante sul pianerottolo al secondo piano...una
grande in un angolo ed un'altra, più piccola che
poggiava su un portapiante di bambu con classico sviluppo
a spirale, nell'altro angolo. Salendo mi resi anche conto
del mostruoso silenzio che regnava nel palazzo, mi sa
che ero il primo ad essere rientrato dalle vacanze. Ma
che m'importava...anzi stimolava ancor di più il
bisogno imminente di relax di cui avevo bisogno. Quindi
arrivato ad un piano dal mio obbiettivo abitativo feci
per sfilarmi le chiavi di tasca ed un sentimento di sgomento
mi pervase il corpo<<Le chiavi!>>. In quella
fottuta macchina che ci ha fatto ricordare Ferragosto
solo spingendola, avevo lasciato le chiavi di casa...ma
porc...pensai vabbè tanto qualcuno ci sarà.
E invece no, in casa non c'erano i miei che ricordavo
mi avevano detto per telefono di cenare fuori e tanto
meno mia sorella. Mhm...tornare al ristorante di Alex
e cenare lì, in pantaloncini da bagno, maglietta,
ciabatte...tutto sudato stanco e incazzato. No era meglio
di no. Pensai immediatamente di essere fortunato ad abitare
in una mansarda e di avere tre finestre sul tetto in casa
ed una sul pianerottolo...certo quella sul pianerottolo
era piccola e di difficile accesso, ma dovevo provarci!
Mi preparai atleticamente come un atleta sotto agli anelli...il
Ferragosto non era finito ed accidenti a me quando ho
detto che era stato asciutto.
Feci una prova di salto e tastai il punto più adatto
per una futura presa. Saltai più volte ed alla
fine mi dicisi a rimanere sospeso ai bordi della finestrella.
Le braccia gia mi tremavano quando cominciai lentamente
a tirarmi su...non era per niente facile, dovevo puntellare
i piedi da qualche parte ma non c'era niente nei paraggi
che mi potesse servire. Lasciai la presa e ricaddi in
piedi abbastanza pesantemente<<Cazzo!>>.
Ricadendo feci un rumore sordo che rimbombò fino
al piano inferiore, le suole di gomma attutivano il colpo,
ma lo propagavano in larghezza come le onde concentriche
di una goccia che cade nell'acqua. E proprio quel rumore
fece in modo che venisse coperto il rumore della porta
che si apriva...venni sorpreso come un deficiente ubriaco
che guarda il lampione in strada convinto che si stia
muovendo!
La voce che mi destò era sottile e piacevole, sfumata
di velluto...e la visione che ebbi dopo fu ancora più
piacevole. Era la mia nuova vicina, era venuta a stare
lì nell'attesa di prendere il traghetto per la
sardegna. Suo cugino (mio vicino) non c'era e gli aveva
lasciato la casa per quei due giorni...
Il mio sguardo e il movimento della testa furono lenti
finchè la sua immagine non fu nel mio campo visivo,
poi un sussulto, quasi come beccato a rubare la mela.
<<Non è meglio la palestra per allenarsi?>>
<<Penserai che sia un ladro>> con una mano
che mi carezzava la nuca<<ma aspetta prima di darmi
qualcosa in testa>> e lo dissi indietreggiando,
quasi mi aspettassi davvero un colpo...nonostante l'atteggiamento
fosse tutt'altro che aggressivo.
Se ne stava lì appoggiata allo stipite della porta
su una spalla ed una gamba incrociata. I capelli erano
di media lunghezza fino alla fine del collo, sottile.
I capelli erano rossi mogano, lisci e molto aderenti alla
testa. Con una maglietta rosa ed una corta gonna estiva
verde.
Aveva un piede bellissimo, la caviglia fantastica...e
devo essere rimasto allucinato perchè si è
messa a ridere!
<<Non è che puoi usare le chiavi?>>
Ho riso<<Di solito passo da lì, ma oggi è
Ferragosto!"ho detto<<no è che è
una giornataccia, sai com'è>>
<<Se vuoi entrare? Magari passi dal terrazzo!>>
che idiota...pensai, magari potevo cmq provare a suonare
prima di fare le acrobazie. Ma non ci avevo pensato. La
terrazza era a vasca, l'accesso al tetto era semplicissimo...che
idiota!
Entrai chiudendo la porta. La casa era la stessa che mi
ricordavo, solo c'era l'odore di lei per la casa che la
rendeva diversa, più strana, più intrigante.
<<Puoi passare da qui>> mi disse facendomi
cenno di seguirla e portandomi in terrazza.
Il parapetto era basso, all'altezza della vita. Valutavo
la direzione da prendere e cercavo la concentrazione.
Lei si sedette su un lettino da mare e mi guardava incuriosita...un
po' sgranando gli occhi, non proprio fiduciosa di quanto
stavo per fare. Non sarebbe sicuramente voluta essere
tra le mie braccia in quella traversata sulla cima di
un palazzo di 5 piani. Nel suo atteggiamento però
era simpatica, mi guardava da seduta, busto inarcato in
avanti e testa inclinata verso l'alto cosìcche
poteva guardarmi dal basso verso l'alto con espressione
molto scettica ed un semi sorriso stampato sulla faccia.
Quando mi girai e la vidi mi misi a ridere <<Non
hai molta fiducia in me eh!>>
<<Non preferiresti conoscermi un po' meglio prima
di suicidarti disperatamente pensando che tanto le donne
son tutte uguali? Perchè questo è un suicidio!>>
e mentre lo diceva tremolava, per il ridere, di colpetti
di sottile sfottimento ironico.
La cosa non era per niente così pericolosa. Fecì
il manovale nella ditta di costruzioni e ristrutturazioni
edili di mio padre per qualche anno e sui tetti sapevo
camminarci...ma perchè dirglielo, perchè
ingegnarsi ed impegnarsi a lasciare sola una creatura
come quella. Perchè andarsene da lì quando
l'ospitalità era ottima e il modo per farlo se
non altro disagevole.
<<Dici che è rischioso? Volevo assolutamente
farmi una doccia e sdraiarmi almeno mezz'ora!>>
picchiaì il pugno sulla coscia mentre mi sedevo
su una sedia di plastica bianca di fronte a...<<Com'è
che ti chiami?>>
<<Giulia>>
Appunto ero un metro e mezzo da lei, girai la sedia per
averla ancora più di fronte<<Vedì
gia ti conosco meglio...quasi quasi mi hai convinto non
mi suicidio! Però dovrai darmi almeno qualcosa
da bere altrimenti muoio senza volerlo>> e risi
vedendo lei che faceva altrettanto e si alzava di slancio
dirigendosi in casa.
Quando tornò con una Coca in lattina ed un bicchiere
nelle mani, aveva legato prima i capelli, e sorrideva
divertita.
Mi riempì il petto ed il pene di sangue. Era bellissima...la
gonna corta svolazzava nella leggera brezza estiva, il
profumo di Giulia anche. Era a piedi scalzi e le unghie
corte smaltate di un viola scuro. La maglietta rosa aderente
le evidenziava un seno non grande, ma ritto e sodo, e
le piccole punte dei capezzoli. Era molto carina, aveva
il viso rotondo, il naso sottile e perfetto...gli occhi
verdi che sottolineavano, guardandomi, il gesto della
sua mano che mi veniva incontro e mi porgeva il bicchiere.
Aprì la Coca e mi riempì il bicchiere...poi
bevve lei dalla lattina e si risedette.
<<mhm...>>non aveva finito di bere e già
voleva parlare<<ti ho salvato una seconda volta
quindi!?>>era un pò un affermazione e un
pò una domanda. Lì ero io che bevevo un
lungo sorso<<Ah!...Puoi ben dirlò>>
e sorrisi.
<<E tu?>>
<<E tu cosa?>>dissi io.
<<Ti hanno dato un nome o ti chiamano come i taxi?>>
<<Mi chiamano come i taxi>>e lo dissi nel
mio tono convinto che di solito faceva ridere<<...no
scherzo Andrea>>
<<E così vai in Sardegna>>lo sapevo
perchè Luca (mio vicino) me lo aveva detto. Mi
aveva anche detto che era molto carina, ma spesso i nostri
gusti per le donne non coincidevano e non avevo dato molto
peso a quel "molto carina". Avevo fatto male.
Entrammo facilmente in confidenza...mi succedeva spesso
con le ragazze, ma altrettanto spesso succedeva che diventavamo
amici per la troppa complicità e venivano fuori
tutti quei discorsi sui valori a cui non credo ma che
fanno impazzire le donne quando li usano come scusa.
Ma con Giulia non pareva proprio così! La confidenza
fu immediata...spaventosamente immediata. Tanto che non
ci fu il tempo di crearsi complicità e valori...dopo
qualche risata su alcune vicende successe a suo cugino
e a me nei confronti di alcuni vecchietti odiosi del palazzo,
mi ritrovai le gambe di lei sulle ginocchia. Precisamente
i suoi piedi sulle cosce. Gli alluci mi sfioravano la
maglietta di cotone, io mi propendevo in avanti per sentirne
il contatto sugli addominali. Scherzando alzò il
piede sotto il mio mento e feci finta di volerglielo mordere...lei
lo ritirò.
Poi ci fu un seguito silenzioso ad una risata, lei rialzò
il piede verso il mio naso guardandomi in modo provocatorio,
profondo e serio. Il pene si gonfiò come un airbag,
nello stesso lasso di tempo. Ero eccitato e coinvolto
da quello sguardo che fissavo serio anch'io, adesso. Avvicinaì
lentamente il viso al suo piede e cominciai a sfiorarlo
con il naso e le labbra...poi a baciarlo. L'odore non
era sgradevole...al contrario, era eccitantissimo.
Poi i suoi piedi cominciarono a premermi il petto e a
strusciarsi sui pettorali ed intorno al capezzolo. L'airbag
di sangue che avevo tra le gambe esplodeva nei pantaloncini.
Le baciai le caviglie, i polpacci, il ginocchio...poi
la presi per le cosce e mi avvicinai arrivando a sfiorarle
il pene alla fessura tra le sue gambe. La baciai in bocca,
aprivamo la bocca alternativamente e ci mordicchiavamo
il labbro superiore ora...quello inferiore adesso. Lei
si lasciò andare su di me e adesso si muoveva lentamente
a fare "O" col bacino, intanto avevamo le lingue
in un vorticoso ma sensuale bacio.
Non potevo aspettare, il mio sesso usci prepotentemente
quasi da solo dai pantaloncini, sfregava contro il suo
basso ventre. Con una mano la tenevo per i fianchi e con
l'altra mi infilavo nelle mutandine, rosa anche quelle,
e con sempre più veloci sfregamenti leggeri dell'indice
sul suo clitoride la facevo bagnare.
Giulia ansimava mentre mi baciava...il suo respiro mi
invadeva, poi si accostò al mio orecchio, sempre
ondulando dolcemente<<Scopami Andrea...fammi sentire
infinita>>. E infinito ero io, infinito era il desiderio
che avevo di scostargli gli slip lateralmente e infilare
lo scettro magico nella sua caverna mistica. Non frenai
il desiderio al ricordo di Elena, così la penetrai.
Scese su di me baciandomi la fronte, il naso, la bocca
e tenedomi le braccia attorno al collo. Si muoveva come
una dea...era fantastica. I suoi seni dondolavano sotto
la maglietta a ritmo incalzante, andavamo su e giu forzando
l'ultimo tratto e premendo cospicuamente, un lento risalire
per tornare giù e soffermarsi. Adesso davamo colpetti
rapidi, poi esploravamo lunghe percorrenze, i suoi umori
cominciavano a colare sentitamente. La presi per il sedere
e la spingevo a me, lei piegò le gambe alzando
i piedi sulle mie ginocchia...adesso tutto il suo peso
era su di me, tutto il suo corpo era sollevato da me,
la spinsi alla parete a vetri della terrazza e la scopai
con le sue gambe intorno alla mia vita, i corpi uniti.
Sfilai l'arnese e la girai. Aveva un bel sedere sodo,
la penetrai anche nell'ano. Giulia teneva i gomiti al
muro e mi offrira il suo retro alzandosi in punta di piedi
ad ogni pressione nel suo buco. Sentiì un implosione
ed un esplosione immediatamente successiva all'estrazione
del pene e inondai il suo fondoschiena continuando a pompargli
il membro tra i glutei. Credetti di svenire...avevo dato
tutto!
Giulia aveva la faccia e le braccia al muro, stanca ma
soddisfatta. Stava inarcata di piacere, offrendomi tutto
il suo calore<<E' stato bellissimo!>>.
Fù lievemente buffo ritorvarci nudi sulla terrazza
abbracciati. Ci ricomponemmo un attimo con la testa e
gli indumenti.
Feci una doccia dopo di lei, bevemmo un caffè e
ci scambiammo il numero di telefono. Subito dopo mi chiamò
Elena, gli dissi di avviarsi e che l'avrei raggiunta da
Alex. Salutai Giulia con il sorriso e gli occhi di ombra
lucida di chi ha fatto la scopata più bella di
tutta la sua vita.
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